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Entrata del Barchetto della Pineta

Fra le bandite di caccia medicee quella del Barco Reale è una delle più vaste e complete per il numero e la qualità delle infrastrutture (porte, cateratte, cancelli). Fu completata nel 1626 e il suo muro, alto solo due metri, superava forre e pendii assai accidentati racchiudendo l’intero crinale del Montalbano. La storiografia otto-novecentesca è piuttosto vaga sulla sua localizzazione poiché era talmente vasto che non si conosceva l’esatto andamento del circuito murario. Ad esempio si pensava che la monumentale porta di Poggio alla Malva fosse uno degli accessi al Barco Reale quando invece si trattava dell’ingresso del cosiddetto “Barchetto della Pineta”, una piccola bandita di caccia che si trova sul Poggio alla Malva presso Artimino e che fu realizzata quasi un secolo prima del Barco Reale. Oggi attraverso lo studio delle carte settecentesche e l’osservazione diretta si conosce l’esatto andamento del muro della grande bandita di caccia dei Medici, 52 chilometri, calcolando un’estensione di ben 4000 ettari. Alcuni tratti superstiti del muro, anche in corrispondenza di chiuse e cateratte, sono oggi raggiungibili a visitabili.

Una notevole pianta settecentesca delle Regie Possessioni conservata nell’Archivio di Stato di Firenze rappresenta la veduta a volo d’uccello del Barco Reale presa dalla curva dell’Arno. È una delle rare fonti iconografiche che riportano per intero il perimetro del muro di cinta con tutti i suoi varchi. Se ne contano almeno sedici. La viabilità principale era data dalla strada di crinale che da Artimino tocca San Martino in Campo, San Giusto e poi la torre di Sant’Alluccio, che Leonardo disegnò prima che fosse compreso entro la tenuta medicea, nella famosa veduta del Montalbano RL 12685 di Windsor. Sotto la torre di Sant’Alluccio si vede un corso d’acqua che scende sul versante vinciano: si tratta sicuramente del rio di Balenaia che alimentava i mulini di Vallebuia, molti dei quali dovevano già esistere al tempo di Leonardo. Percorrendo la forra di Balenaia, lungo la cosiddetta “via dei Mulini”, si raggiunge un tratto conservato del muro del Barco Reale oltre il quale ci sono ben due mulini alimentati dallo stesso corso d’acqua. Quando il muro, alto circa due metri, intercettava, superandolo, un corso d’acqua, era necessaria la realizzazione di una chiusa, un’apertura dotata di griglia metallica che consentisse il flusso dell’acqua impedendo però l’uscita della selvaggina di grossa taglia dal recinto della bandita. Un esempio di questo tipo di manufatto si trova poco sopra Sant’Amato, in corrispondenza di un tratto conservato del muro del Barco Reale raggiungibile dal sentiero 16 B della “carta degli itinerari escursionistici” del comune di Vinci. Alcune porzioni superstiti del muro del Barco Mediceo sono visibili poco sopra a Bacchereto, presso Pietramarina, in località Fornia, toponimo disegnato da Leonardo nella famosa veduta del Montalbano del bifoglio Madrid II 22v-23r, raggiungibile dal sentiero 300 della “carta degli itinerari escursionistici” del comune di Vinci.
La carta settecentesca del Barco Reale mostra anche il cosiddetto “Barchetto della Pineta” la piccola bandita di caccia realizzata già a metà del Cinquecento nei pressi della villa di Artimino. Il “Barchetto della Pineta” o “dei Daini neri” comprendeva una parte del Poggio alla Malva, il piccolo colle affacciato sull’Arno dove ancora oggi si può ammirare l’accesso originario alla bandita, la “Porta della Pineta”. Come narra il Targioni Tozzetti: "La pineta è un Barco a parte e gira due miglia. I Pini domestici sono solamente nel Barco o Barchetto de’ Daini neri." Questa osservazione sulla presenza esclusiva del Pino domestico sul Poggio alla Malva richiama una carta leonardiana poco nota che rappresenta proprio questo breve tratto dell’Arno (Madrid II f. 15r). Si tratta di uno schizzo a sanguigna che riproduce il particolare profilo della riva destra dell’Arno a valle della Gonfolina dove si vede nitidamente il promontorio di Poggio alla Malva segnato dal toponimo Pini, mentre sotto si legge Brucianesi. Il profilo della riva prosegue curvilineo fino alla rupe di Capraia. Dunque il Poggio alla Malva, dove poi sarebbe sorta a metà del Cinquecento la piccola bandita medicea del “Barchetto”, era già nota a Leonardo con il nome di Pini. La zona compresa fra la stretta della Gonfolina, Capraia e Montelupo è stata osservata a lungo da Leonardo che aveva annotato nelle carte del Codice Leicester le particolarità geomorfologiche del luogo - le famose “ghiare”- e le tracce dell’antico lago pliocenico.
A cura di
Silvia Leporatti
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