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Mura di Prato

Bure

Leonardo lo menziona nel f. 23r del Codice di Madrid II. La Bure, nel bacino dell’Ombrone, nasce in due rami: torrente Bure di Baggio (alle pendici orientali del Passo della Porretta) e torrente Bure di Pratale (dal Poggio all’Orsa). I due rami si riuniscono a Candeglia. Prima della regimentazione idraulica della pianura pistoiese, realizzata nel XII e XIII secolo, tutti i torrenti della zona di Pistoia confluivano nell’Ombrone in una fascia assai ristretta (dal Ponte alla Pergola a Badia a Pacciana), creando gravissimi problemi poiché l’Ombrone non era in grado di ricevere questa quantità di acqua e tracimava spesso.

Calenzano

Leonardo menziona Calenzano nella carta RL 12279 di Windsor, proprio sul tracciato curvilineo che da Firenze raggiunge Prato; e nel f. 23r del Codice di Madrid II, sul percorso del fiume Marina che sarebbe stato attraversato dal canale di Firenze. Lo stesso fiume compare nella carta idrografica RL 12277 di Windsor, dove pure confluisce nel Bisenzio.

Campi Bisenzio

Leonardo raffigura Campi Bisenzio nella carta RL 12685 di Windsor, e lo menziona nel Codice di Madrid II (f. 23r) e nella carta RL 12279. Egli prevedeva che le acque del Bisenzio attraversassero il Canale d'Arno navigabile, nella pianura tra Firenze e Pistoia, dove Campi Bisenzio costituiva un punto di riferimento, prossimo poi alle "Chiuse vinciane" del Fosso Reale. In uno dei fogli di studi anatomici (19106v, databile 1508-1510), Leonardo annota inoltre esperienze sull'analogia tra l'idraulica e l'acustica. In particolare parla di un esperimento da fare in casa, rifacendosi a osservazioni su una botte a Campi Bisenzio: "intenderai aver sperimentato nella parte dell'onda dell'aria che passa per lo spiraculo donde passa la voce umana serrata in chasa, come vidi in a Campi di quel ch'era serato nella botte aperta nel cuchiume" (o cocchiume, apertura nella botte praticata nel punto di massimo diametro, dove si inserisce il tappo).

Montale

Leonardo menziona Montale una sola volta nel f. 23r del Codice di Madrid II, sulla collina prossima al segno celeste indicante il torrente Bure. Montale Alto era situato sul colle sovrastante il paese dove sorgeva il Castello, di cui rimangono poche tracce.

Montemurlo

Leonardo menziona Montemurlo nel f. 23r del Codice di Madrid II, indicando solo 4 miglia di distanza da Pistoia.

Pistoia

Città d'arte, la cui diocesi comprendeva anche Vinci, sicuramente influenzò il giovane Leonardo che qui ebbe modo di vedere celebri opere come, per esempio, le sculture di Nicola e Giovanni Pisano e cicli di affreschi come quelli della cappella del Tau. Qui abitavano la zia Violante con il marito Simone di Antonio e amici di Leonardo (menzionati nel Codice Atlantico). Erano questi gli anni in cui il Verrocchio lavorava in Cattedrale ("Cenotafio Forteguerri", la "Madonna di Piazza" con Lorenzo di Credi) e, probabilmente, in San Domenico (dove l'affresco del "San Girolamo" ricorda il "Battesimo" frutto della collaborazione di Verrocchio e Leonardo oggi agli Uffizi). Leonardo menziona più volte Pistoia negli studi per la deviazione dell'Arno attraverso Prato e Serravalle Pistoiese, nel Codice Altantico, nel Codice di Madrid II (anche con l'itinerario da Prato e da Poggio a Caiano fino a Villa Basilica e a Lamporecchio, e con calcoli topografici e preventivi di spesa) e in RL 12685 e RL 12279 di Windsor, oltre che nella carta idrografica RL 12277. Nel Museo Diocesano sono state trasferite opere di arte sacra dal territorio di Vinci (in particolare dalla chiesa di Santa Maria a Faltognano), che quasi certamente Leonardo potè osservare in gioventù e nei periodi trascorsi nella sua terra natale.

Prato

Centro di arte e commerci, posto in prossimità di importanti vie di comunicazione e ricco di industrie, Prato fu fra i punti focali del progetto di Leonardo per la deviazione dell'Arno: la città compare quindi in numerose carte (RL 12277, RL 12685 di Windsor, Codice Atlantico e di Madrid II). Di Prato erano originari alcuni amici di Leonardo come Filippino Lippi; l'indubbio interesse per il Leonardo scultore, l'architetto e il tecnologo furono le opere di Donatello e di Sangallo conservate in città, nonchè le fortificazioni e le macchine tessili usate nelle manifatture pratesi.

Vincio

Leonardo menziona questo torrente nel f. 23r del Codice di Madrid II. Nel f. 6v del Codice Leicester, accenna al nome incompleto del «fiume (Vin)» che potrebbe essere identificato nei dintorni di Pistoia oppure presso il suo paese natale: «… esce dai monti, pone gran quantità di sassi grossi nel suo ghiareto, i quali sassi sono ancora con parte dei suoi angoli e lati; e nel processo del corso conduce pietre minori con angoli più consumati, cioè le gran pietre fa minori; e più oltre pone ghiaia grossa, e poi minuta...». Il Vincio di Brandeglio, “più vicino a Pistoja” (Repetti) e il Vincio di Montagnana, con lo Stella, sono i tre affluenti principali sulla sponda destra dell’Ombrone.

A cura di Alessandro Vezzosi, con la collaborazione di Agnese Sabato