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Montevettolini

Il borgo occupa la sommità di una collina posta sul versante meridionale del Montalbano e reca le tracce delle sue origini come castello d’età medievale. Leonardo rappresenta Montevettolini nelle forme del borgo circondato da mura sia in una delle mappe che rappresentano il corso inferiore dell’Arno che nel famoso paesaggio del giovane Leonardo, datato all’anno 1473.

La forma e la consistenza di Montevettolini nel Basso Medioevo, così come ricostruito sulla base delle tracce materiali e delle fonti scritte, sembra coerente con l’ipotesi che proprio questo castello sia quello rappresentato da Leonardo nel famoso disegno del 1473 Paesaggio (Firenze, Galleria degli Uffizi, Gabinetto dei disegni e delle stampe, n. 8P). Si ritiene, infatti, che il panorama rappresenti uno scorcio del Padule di Fucecchio preso dal rilievo del Belvedere, sul Montalbano, con parte delle difese del castello di Montevettolini visibili sulla sinistra del disegno, mentre sulla destra, in lontananza, sarebbe stato rappresentato il castello di Monsummano, sulla cima di un rilievo dalla forma a cono rovesciato. L’ipotesi è supportata dalle osservazioni relative alle più note mappe leonardiane a volo d’uccello che rappresentano la media Valle dell’Arno, come per esempio La Valle dell’Arno, Windsor Castle, RL 12685.

Le scarne informazioni riguardo all’origine del centro incastellato rimandano alla consorteria detta dei lambardi di Maona/Montecatini che, almeno dalla seconda metà del XII secolo, sembra detenere i diritti anche su Montevettolini. Tuttavia un documento dei primi del Ducento (1220), quando il castello risulta già dotato di istituzioni comunali, illumina sui diritti che la famiglia degli Alberti, nel ramo collaterale dei cosiddetti conti di Capraia, detenevano sul centro incastellato di Montevettolini. Si tratta della denuncia di vessazioni subite dalla comunità da parte della famiglia signorile, e in particolare del conte Guido Burgognone. La comunità di Montevettolini è rappresentata da un procuratore, che si rivolge al podestà di Lucca per la risoluzione del contenzioso. Due anni dopo, nel 1223, gli abitanti di Montevettolini rifiutarono di entrare a far parte del territorio sottoposto alla città di Pistoia. Montevettolini si trovava, infatti, come la vicina Monsummano, sul confine conteso, a quel tempo, fra le città di Lucca e Pistoia. I rappresentanti del castello, ormai organizzati in communitas, intervengono nei rapporti con le due città che, in quegli anni, si contendevano la Valdinievole nella costruzione del proprio contado. Come accadde per la vicina Monsummano, altro castello degli Alberti, anche Montevettolini stringe forti legami con la città di Lucca, limitando in modo deciso le mire espansionistiche di Pistoia nei territori oltre il crinale del Montalbano. Ancora alla fine del Duecento il territorio di pertinenza del castello di Montevettolini segna il confine fra le due città. Un documento del 1283 descrive una dettagliata controversia per la verifica dei confini tra Montevettolini e Serravalle, ovvero fra i distretti o comitati di Lucca e Pistoia. A quel tempo il castello doveva avere un peso demografico importante, come dimostrano le carte che riportano il valore del censo dovuto alla diocesi. Inoltre le magistrature del giovane governo locale si erano dotata di un proprio Statuto.
Durante il corso del Trecento la storia del castello segue quella dell’espansione della potente città di Firenze: dal 1329 Montevettolini, come tutti i castelli della Valdinievole, entra definitivamente a far parte del contado fiorentino. La fortuna del castello dipese dalla sua posizione. Una posizione strategica dal punto di vista politico-militare ma anche per gli aspetti legati al commercio a medio raggio, e quindi alla rete stradale cui era collegato. Montevettolini si trovava infatti su una delle direttrici di valico del Montalbano, oltre a gravitare, come gli altri centri fortificati delle alture che circondano il Padule di Fucecchio, sull’area di strada della Francigena. Per tutto il Quattrocento il castello attira ancora abitanti all’interno delle sue mura, anche attraverso incentivi ed agevolazioni. Era certamente un modo per ovviare all’inevitabile calo demografico che deve essere occorso anche in questo centro abitato alla metà del Trecento. L’inversione di tendenza, da questo punto di vista, si ha solo nel secolo successivo, con la radicale trasformazione del paesaggio insediativo della Valdinievole.
La forma con cui Leonardo rappresenta nei suoi disegni Montevettolini rispecchia l’aspetto del castello alla fine del Quattrocento, ovvero accresciuto per lo sviluppo dei borghi esterni e circondato dalle nuove mura bassomedievali. L’attuale centro di Montevettolini conserva parte delle difese castellane e dell’abitato medievale. La lettura di queste sopravvivenze consente di ricostruirne la topografia durante il periodo medievale. L’impianto del castello asseconda le curve di livello, con il punto più alto sull’area della Rocca (oggi villa medicea), posto sull’angolo nordorientale, e il resto dell’abitato che degrada sul pendio opposto. Lo spazio e gli edifici pubblici si trovavano sulla sommità del rilievo, in corrispondenza dell’attuale Piazza Bargellini. L’antico Palazzo del Comune è ancora riconoscibile nell’edificio a loggia singolarmente realizzato in travertino, dotato di sala al piano superiore su cui si aprono monofore con arco a tutto sesto. Sul lato opposto della piazza, che corrispondeva allo spazio pubblico del castello d’età medievale, è perfettamente conservata la torre-campanile della chiesa castellana, caratterizzata dalla singolare porta voltata passante, che dava accesso allo spazio occupato oggi dalla villa medicea, molto simile alla torre-porta della chiesa castellana di Monsummano Alto. Si ritiene che in origine la torre, con il suo accesso fortificato, appartenesse all’impianto della Rocca, la difesa realizzata dalla Repubblica fiorentina negli anni ’30 del Trecento. La piazza pubblica, di forma vagamente trapezoidale allungata, era attraversata da uno degli assi viari principali (oggi Via dei Palazzi), quello che collegava la porta nordorientale, la Porta del Cantone, con la porta del Pidocchio o di Montaletto, posta a Sud-Ovest del castello. Il resto dell’abitato era distribuito a ventaglio sul declivio occidentale, dando origine ad una serie di strade concentriche degradanti collegate da vicoli radiali. L’intero centro così sviluppato era circondato da mura su cui si aprivano almeno cinque porte. La Porta del Cantone è perfettamente conservata ed è visibile sul prospetto esterno dell’attuale villa medicea. Presenta un’apertura con arco a tutto sesto in conci squadrati di arenaria. Anche la Porta del Vicino, sul lato settentrionale, è ben conservata e presenta caratteristiche costruttive diverse, più vicine a tipologie riferibili alla fase fiorentina (combinazione di arco ribassato e arco a tutto sesto). Al contrario, la Porta del Pidocchio o di Montaletto è riconoscibile unicamente dalla presenza di alcuni grossi conci in arenaria sul muro che costeggia l’attuale Via della Gita. Le fonti scritte nominano almeno altre due porte del castello, oggi scomparse, la “Porta della Guerruccia” e quella del “Ruffo”. Le mura erano dotate di torri rompitratta di cui non rimane traccia, ad eccezione della torre delle Murina, che si trova allo stato di rudere lungo la strada anulare che costeggia il piccolo borgo di Malacoda. Questa torre, a pianta poligonale di sette lati, è realizzata in bozze di arenaria e conci ben lavorati sui cantonali. All’interno dell’abitato, che contava, nel Quattrocento, oltre cento case, si riconoscono alcuni degli edifici di origine medievale (Via dei Palazzi, Via del Crociale, Via della Costa).
L’assetto politico-territoriale che assunse la Valdinievole durante l’età Moderna condizionò inevitabilmente la sua storia. L’interesse prevalente dei fiorentini verso le produzioni agricole rispetto alle attività puramente commerciali (come ad esempio quella dei prodotti ittici) ebbe come esito la profonda trasformazione del paesaggio insediativo. La messa a coltura di nuovi terreni sottratti al padule tramite azioni di bonifica sovvertì il rapporto pianura-collina dal punto di vista del popolamento, con l’inevitabile incremento della casa su podere e dell’agglomerato sparso rispetto all’abitato accentrato d’altura. Il castello di Montevettolini, come molti dei castelli della Valdinievole, si trasformò con il tempo: riduzione della popolazione castellana, aumento degli spazi non edificati (adibiti ad orto o per la coltivazione del gelso), degrado o trasformazione delle strutture di difesa.
Una delle trasformazioni più radicali del castello medievale avvenne con la realizzazione della villa voluta dal Granduca Ferdinando I. La villa di Montevettolini, assieme a quelle dell’Ambrogiana, di Artimino e di Cerreto Guidi, era parte di un progetto più ampio, quello di creare un sistema di residenze di campagna collegate l’una all’altra a disegnare il confine del Barco Reale, sul rilievo del Montalbano. A differenza delle altre ville, realizzate ex novo, per quella di Montevettolini fu scelto di operare attraverso il riadattamento di parti di costruzioni preesistenti, acquistando di fatto gli antichi diritti sulle ripe e sulle carbonaie vantati ancora sullo scorcio de XVI secolo dagli uomini di Montevettolini. La nuova fabbrica occupa infatti l’angolo Nord-orientale dell’antico castello medievale. La realizzazione dell’opera (1597-1601) fu affidata a Gherardo Mechini, ingegnere della Parte Guelfa e stretto collaboratore del Granduca in numerosi e differenti impegni, come ad esempio nel cantiere della villa di Artimino, aperto nello stesso periodo. La sua presenza nei due cantieri si riconosce nelle soluzioni costruttive e decorative delle due fabbriche, che presentano in alcuni casi forti analogie. Come ad esempio i singolari baluardi angolari marcati dal bugnato degli spigoli. La similitudine dell’impianto delle due ville si deve probabilmente all’analoga funzione come casino di caccia. Tuttavia per Montevettolini è evidente il peso che dovette avere la scelta di realizzare la villa occupando una porzione angolare dell’antico castello. Nel grande corpo di fabbrica d’angolo è ben riconoscibile la torre che difendeva l’accesso nordorientale, la Porta del Cantone. Il sistema d’accesso venne fuso in un unico edificio assieme a parti della cortina, ad una delle torri della Rocca e ad una parte dello spazio interno già di proprietà della pieve. Sui prospetti esterni, quelli che hanno inglobato porzioni delle mura castellane, sono ancora visibili le antiche feritoie che si aprivano sul muro all’altezza del camminamento di ronda.
A cura di
Silvia Leporatti
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