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I castelli 'invisibili' di Leonardo fra la Valdelsa e la Valdera

I castelli “invisibili” di Leonardo fra la Valdelsa e la Valdera

Le carte geografiche di Leonardo costituiscono una delle produzioni più caratterizzanti dell’eclettico artista. Alcune abbracciano territori sovraregionali, come la famosa mappa della collezione Windsor Castle RL 12278 che copre un’ampia parte della Toscana centrale e vi sono rappresentati, oltre ai dettagli orografici, la rete dei centri fortificati che avevano, al tempo, una particolare valenza strategica. Osservando la Valdelsa si riconoscono molti centri ben noti, come ad esempio Certaldo e Castelfiorentino, ma forse l’aspetto più interessante è la presenza di quei centri che non esistono più nelle forme in cui Leonardo li ha visti e disegnati ai primi del Cinquecento.

  • Tonda è oggi un piccolo borgo trasformato in resort ma nel Cinquecento Leonardo lo disegna come un piccolo castello della Val d’Egola. Effettivamente il pittoresco borgo posto a pochi chilometri da Montaione fu in origine un castello del vescovo di Volterra.

  • Il piccolo centro fortificato che Leonardo indica con il nome di “pietra” raffigura un luogo oggi scomparso, l’antico castello di Pietra. All’inizio del XII secolo, quando compare per la prima volta nelle fonti scritte, doveva appartenere al vescovo di Volterra. Oggi dell’antico castello, che doveva essere dotato di mura e torri difensive, rimangono pochi ruderi visibili sul luogo del Santuario della “Pietrina” presso la località Palagio (Montaione). Non conosciamo il momento del definitivo abbandono della località ma è certo che almeno nell’età di Leonardo era ancora abitata e si mostrava simile, nell’ aspetto, ad un castello turrito.

  • Santo Stefano è rappresentato da Leonardo come un piccolo castello turrito della Val d’Egola. Effettivamente nel XII secolo esisteva già un castello sulla località che era appartenuta almeno un secolo prima alla potente famiglia comitale dei Cadolingi. Alle soglie dell’età di Leonardo, in effetti, il castello sembra ancora abitato, seppure in fase di spopolamento. Oggi di quel piccolo centro della Val d’Egola non rimangono che il nome del luogo (la piccola frazione di Santo Stefano, nelle immediate vicinanze di Montaione) e la chiesa di San Bartolomeo, forse l’antica chiesa castellana ricordata alla fine del Duecento.

  • Il castello di Barbialla, di cui rimangono oggi alcuni resti di murature in pietra nella tenuta della villa realizzata ai primi del Novecento, fu in origine uno dei castelli appartenenti alla famiglia comitale dei Gherardeschi nella zona più settentrionale dei loro antichi possessi, la Val d’Egola. Nel Cinquecento, quando Leonardo disegna Barbialla ancora nelle forme di un castello turrito circondato da mura, il piccolo centro della Val d’Egola contava una popolazione di qualche centinaio di unità.

  • Il borgo di Mommialla è stato recuperato da qualche anno, ed ospita oggi le strutture ricettive delle terme. Nelle poderose case-forti in pietra del borgo si deve riconoscere la fisionomia di quel piccolo centro fortificato che Leonardo ha disegnato in una delle sue mappe più famose. In realtà la località ha origini molto antiche: il villaggio altomedievale di Mommialla apparteneva al vescovo di Volterra. Della sua storia più antica rimane traccia nella minuscola chiesa di San Frediano che si conserva all’interno di uno dei complessi turistici del luogo, a poca distanza dal borgo vero e proprio. La piccola chiesa si riconosce per la feritoia cruciforme che ha sulla facciata, elemento decorativo tipico delle chiese della Valdelsa.

  • Catignano fu in origine uno dei castelli valdelsani della famiglia dei conti di Fucecchio. Già dalla fine del Duecento entrò a far parte del contado fiorentino ma la sua posizione, lungo uno dei tracciati della via Francigena sulla sinistra dell’Elsa, lo rendeva esposto alle incursioni militari. La sua funzione di ricetto per la popolazione dell’abitato sparso durante il Basso Medioevo deve aver garantito la manutenzione delle sue strutture fortificate se Leonardo, ancora nel Cinquecento, disegna Catignano come un piccolo castello munito di difese.

  • Varna è oggi un piccolo agglomerato di case lungo la strada di crinale sulla sinistra dell’Elsa. Le sue origini sono molto antiche: dal villaggio medievale passavano personaggi importanti del calibro dei conti di Fucecchio, che qui si fermavano quando venivano in Valdelsa, nei loro castelli di Catignano e Gambassi. Varna era solo un villaggio ma durante il Basso Medioevo deve aver assunto i caratteri tipici delle residenze fortificate di campagna. È in questa forma che Leonardo raffigura Varna in una delle sue carte più famose.

  • Il piccolo centro turrito disegnato da Leonardo e segnato con il nome di "camiā[no]" deve essere identificato con l’antico castello che doveva occupare la parte alta del rilievo che ospita oggi, alle sue pendici, la villa Pucci, nella frazione di Cambiano, nel comune di Castelfiorentino. Il castello della Valdelsa, in origine appartenente ai conti Cadolingi di Fucecchio, mantenne l’aspetto assunto nel Basso Medioevo fino all’età di Leonardo. Oggi del castello non è rimasta che la chiesa di San Prospero, visibile seppure in forme tarde nel giardino della villa Pucci. In origine doveva avere un impianto a tre navate ed un portico sulla facciata.

  • L’antico castello guidingo di Granaiolo (sec. XII), posto strategicamente sul confine dell’Elsa, divenne oggetto di forte attenzione da parte della città di Firenze. La maggior parte delle informazioni sulla forma del castello disegnato da Leonardo provengono dalle fonti scritte: nel Quattrocento era circondato da un muro di difesa mentre alcune abitazioni erano realizzate in terra cruda. Il facile degrado di queste strutture deve aver contribuito alla cancellazione del castello, di cui rimane oggi la traccia toponomastica nel titolo della cappella della villa Pucci, che conserva il ricordo della chiesa castellana, Santa Maria al borgo vecchio.

  • Montegufoni è oggi una villa in stile barocco, tuttavia le sue origini sono ben più antiche. In questa località si trovava un castello che venne distrutto da Firenze all’inizio del XII secolo. Non si hanno più notizie di Montegufoni fino al XIV secolo quando la famiglia fiorentina degli Acciaioli rileva l’antico sito per farne la propria residenza di campagna. Leonardo lo disegna nelle forme raggiunte dagli interventi degli Acciaioli, quando Montegufoni aveva l’aspetto di una fortezza, complessi edilizi tipici delle campagne fiorentine del Tre-Quattrocento. Solo nel Seicento il fortilizio degli Acciaioli viene trasformato in una vera e propria villa.